giovedì 5 luglio 2012

Amazing Spiderman parte 1: Cinefumetti e comics telefilmici

E in sottofondo ANOWONAWEEEEEEEEEIIIIIIIIIIII (sigla di Dawson's Creek)

Questa è la mia recensione di Amazing Spiderman, che si articola in tre parti, le prime due delle quali costituiscono una lunga e doverosa premessa.
Cominciamo.

Alla notizia della lavorazione di altri TRE film di Avatar mi sono sentito di commentare:

tenetevi forte, altre tre merde in arrivo.

ma vi siete resi conto di quanto si sia impoverito il cinema a livello di idee?
film tratti da libri e fumetti, sequel su sequel, trilogie che diventano quadrilogie, film spezzati in due per allungare il brodo, scopiazzature americane a base di effetti speciali di film giapponesi, film tratti da giochi da tavolo, film tratti da serie di pupazzetti, reboot.
gli ultimi reboot annunciati sono VAN HELSING (si, perchè ora rebootano anche "franchise" di UN FILM SOLO) e LA MUMMIA (che di mummie ne potranno fare all'infinito ma mi restano nel cuore la mummia 1 e 2. poi il nulla).
siamo nel bel mezzo di una guerra contro l'originalità in cui non si fanno prigionieri e si riscontrano perdite catastrofiche sul fronte delle idee"

che riassume un po’ il mio modo di vedere i film tratti dai fumetti, che qui chiameremo cinefumetti.
QUI invece ho avuto modo di lamentarmi di questo indirizzo preso da alcuni fumetti, lo Spiderman del post-Straczinskyi in primis, che mi pare un tentativo di scimmiottare i telefilm che vanno di moda oggi a livello di sceneggiatura e narrazione.
Alludo all’attenzione spasmodica per la vita del supereroe imborghese, il suo lato umano, l’esasperazione della componente romance (etero o gay che sia), la ricorrenza della battuta sagace e fulminante per forza, un po’ alla How I Met Your Mother o Big Bang Theory.
Direi che gradisco abbastanza i telefilm del genere che fanno di questi elementi i loro punti forti, ma non riesco a farmi piacere roba così in un fumetto di supereroi.
Perché se compro un fumetto di supereroi cerco un supereroe che sconfigge i cattivi, non Smallville.
Ci può stare alla grande l’analisi dell’uomo dietro la maschera per carità, e anche nelle storie classice del Ragno è sempre stato avvincente e interessante seguire le vicende dello studente orfano e un po’ sfigato sotto al costume ma in un fumetto di ipotetiche 20 pagine io ne vorrei 15 di supereroismo e 5 di harmony.
Oggi invece la percentuale sembra capovolta a favore dell’harmony. E non è un bene.



domenica 24 giugno 2012

La fine di Naruto


Sull'Asahi Shinbun di ieri è comparso questo trafiletto che parla del "climax" di Naruto.

In pratica apprendere la notizia ha scatenato in me un serie di emozioni contrastanti: chi è nell'ambiente se lo aspettava tutto sommato, che la fine di Naruto era vicina, e in termini di economia della storia è giusto che sia così.
La parte di me più emotiva invece si è sentita colpita al cuore. Come ho avuto già occasione di dire QUI, Naruto ha avuto per me l'effetto Harry Potter, ovvero quella particolare alchimia che si genera tra il lettore e un'opera quando il lettore cresce rapportandosi con quella certa opera, e i protagonisti di quella certa opera crescono insieme a lui.
Tutto ciò è sfociato nella mia voglia di tradurre il pezzo, come se volessi trovarci una certezza riguardo all'eternità di quel manga che per me rappresenta così tanto...
Abbiate pietà: è il primo articolo di giornale che leggo per intero e che traduco. Ne sono molto orgoglioso, nonostante le imprecisioni di traduzione che sono tante e di cui in alcuni casi mi sono accorto. Commenti e correzioni sono più che ben accetti!!!
Buona lettura, con una lacrimuccia :')

Dal 28 luglio sarà presentato al pubblico il nono film del più popolare fumetto giapponese del mondo odierno, Naruto.
Per la prima volta l’autore originale Masashi Kishimoto ha veramente lavorato sia sul progetto che sul character design della storia.
La pubblicazione sul settimanale Shonen Jump ha raggiunto il suo stadio finale e l’idea che Kishimoto stesso ha covato in questo arco di tempo sta prendendo la forma che aveva pensato di darle.

AUTORE ORIGINALE DI NARUTO, MASASHI KISHIMOTO

NARUTO è la storia dell’ex studente fallito dell’accademia ninja Naruto Uzumaki, che mira a diventare il miglior ninja del suo villaggio, l’”Hokage” superando numerose prove e affrontando la crescita.
La pubblicazione è iniziata nel 1999 e a oggi comprende in totale 60 volumi.
Tradotto e venduto in più di 30 stati e regioni, anche l’anime è trasmesso in più di 80 (stati).
L’idea utilizzata nel film è una, delineare il rapporto di naruto nei confronti dei genitori.
Il padre di Naruto, che è stato il Quarto Hokage Minato, assieme alla madre Kushina sono morti sigillando nel corpo del giovane Naruto il demone volpe a nove code.
“All’epoca in cui cominciai a disegnare NARUTO io stesso non ero nemmeno sposato, e ho finito per decidere facilmente l’impostazione di Naruto come un personaggio senza i genitori. Da quando io ho una famiglia ho pensato che Naruto poteva essere diventato un po’ triste.”
Nel momento in cui tutti i membri della famiglia si riuniscono che bella sensazione proverà Naruto?
“Voglio fargli assaporare un momento in cui poter stare insieme con i suoi genitori.”
Si è pensato che se fosse stata in un film, l’idea avrebbe funzionato.
Per inciso l’impostazione iniziale di NARUTO era incentrata sullo youjutsu (magia della volpe) però, dal momento che ad esempio erano difficili da capire i nomi delle tecniche, sono state apportate delle modifiche al ninja.
Ad esempio nel fare i segni magici con le mani ed esercitarsi nelle tecniche come quella della moltiplicazione del corpo sta la facile comprensibilità del ninja.
Sebbene l’immagine del ninja fantastico Jiraiya, presa in prestito dal teatro kabuki sia stata la prima, si dice che questo manga sia il motivo principale della grande accoglienza dei ninja all’estero.
La pubblicazione “si dirige verso il climax al suo massimo” livello.
Il modo in cui finirà è già ben definito al momento, e poi “(la storia) sta solo correndo a grande velocità verso questo” ha detto.


venerdì 22 giugno 2012

L'essenza della felicità secondo me



Se c'è una cosa che tutti gli uomini desiderano, quella credo che sia la felicità.
Per questo ho sempre riflettuto molto sull'argomento.
Ho avuto i miei periodi neri nella vita, ma di fondo aleggiava quella convinzione che in realtà io sono nato con la camicia e di problemi veramente gravi non ne ho mai avuti, per cui nonostante potessero risultare fastidiosi per me, mi è capitato di non sentirmi legittimato a soffrirne.
In quei momenti ci ho pensato tanto, a come procacciarmi un po' di felicità.
Guarda caso, fino a pochi anni fa ho continuato a credere che quel quid che mi mancava per ottenere la felicità potesse essere qualcosa di materiale: prima il giocattolo, poi il videogioco, poi il disco, la maglietta, dimagrire, quella ragazza, certi amici, un particolare status ritenuto pregevole...
Tutte cose che tra l'altro, qualora ottenute, potrebbero facilmente attirare invidia e malevolenza da parte delle altre persone.
Poi a un certo momento alcuni vettori della mia vita si sono incrociati in un determinato punto e grazie alla convergenza di diverse esperienze e di svariate idee ho cominciato a pensare ad una chiave per la felicità, che funzionasse almeno per me.
Ho focalizzato il mio sguardo interiore sui miei bisogni essenziali e ho capito che ciò che veramente voglio è vivere una vita tranquilla, senza rimpianti, seguendo la mia via sempre con la schiena dritta.
La felicità per me è un cammino, una meta e uno stato al tempo stesso.
Mi sono reso conto che per tanto tempo ho commesso l'errore di considerare felicità un qualcosa che mi mancava e che desideravo.
Il Buddhismo afferma che il desiderio è la causa dei dolori umani; lasciando da parte la religione e mantenendo solo l'assunto a livello filosofico non si può che sposare una conclusione del genere.
Desiderando cose come presupposti per la propria felicità si finisce a correre una vita veloce, nella dimensione dell'eterna attesa di qualche cosa, senza vivere appieno i singoli momenti, preda della tendenza ad appropriarsi nel minor tempo possibile dell'oggetto dei desideri, consumarlo in tutta fretta e passare al prossimo oggetto.
Non voglio passare per quello che fa il superiore nei confronti degli altri, e anzi credo che questa sia la cosa più umile che io abbia mai scritto, ma le cose non funzionano più così per me, e questo perchè ho trovato una  mia dimensione che funziona per me e solo per me.
La felicità per quanto mi riguarda non si trova nelle cose che mancano, nè nelle cose che desideriamo.
La felicità per me è un modo di essere, ma si trova sia nell'hic et nunc che nel futuro, quindi comporta sia il vivere appieno ogni secondo della mia esistenza per quanto possibile, sia la tendenza al miglioramento di me stesso in prospettiva dei tempi a venire. Potrei dire che quando guardo alla mia felicità guardo a qualcosa che è dentro di me, che posseggo già e che devo cercare e migliorare, piuttosto che qualcosa fuori di me, di cui mi devo appropriare perchè mi manca.
Questo modo di vivere e pensare mi estranea dai binari della logica della gente ordinaria, per cui è come se le piccole persone che si affannano come formichine per comprarsi quello, avere quell'altro, farsi vedere in un modo piuttosto che in un altro, le vedessi scorrermi davanti mentre sono comodamente seduto sulla veranda di casa.
E per forza di cose ragionando così mi tiro fuori facilmente anche dalle invidie degli altri, che o non si interessano a me, o se lo fanno sono io che non mi interesso particolarmente a loro (non sempre almeno).
Tante cose sono cambiate da quando ho capito cosa mi rende veramente felice: ho meno complessi, meno paranoie, non ho paura degli sguardi delle persone, sono molto più sicuro di me.
Ho piena coscienza che finchè percorrerò la mia via inseguendo valore, saggezza e felicità, sarò una persona soddisfatta di se stessa, e finchè continuerò a pensare a ogni singola azione che faccio prima di farla, come se la mia vita fosse una partita a shogi, anche nell'errore saprò fornire delle motivazioni ai miei gesti e sarò consapevole che il vuoto in me non è altro che uno spazio di potenzialità infinita.
E' come se avessi gettato in me le fondamenta di una solida base da cui partire per affrontare la vita.
Fondamentalmente sarò stato felice se in punto di morte mi riterrò soddisfatto di come ho vissuto.
Mi piacerebbe rimanere fedele a me stesso e alla via che ho deciso di seguire, perchè vivere così mi sta portando tanti benefici.


mercoledì 20 giugno 2012

Perchè non mi è piaciuto Spider Island e invece mi è piaciuto Flashpoint

DOVEROSE PREMESSE:
Ci sono due fattori che sicuramente hanno influito sul mio giudizio, anche se in modo marginale penso.
In primis, Spiderman l'ho letto per tanti anni, mentre Flashpoint è la prima storia di Flash che leggo in vita mia.
Secondo, Spider Island l'ho letta in piccole dosi ogni quindici giorni mentre Flashpoint l'ho letta tutta d'un fiato in un'ora.



Spider Island è una bella storia, ma non eccellente. In pratica per via di una serie di fattori che rimandano alla saga del clone e allo spin off ragnesco di Vendicatori Divisi, delle cimici dei letti con poteri ragneschi cominciano a mordere i newyorkesi, così da infestare Manhattan di Uomi Ragni. Cosa non mi ha convinto?
Tante cose: innanzitutto penso che il concept di questa saga, per quanto dannatamente interessante, sia decisamente circoscritto.
Per "circoscritto" intendo che è una di quelle cose che dici "oh, che figata se tutti i newyorkesi beccano i poteri del ragno" ma poi si chiude lì; tipo "che bello sarebbe se ci fosse un film live action di Dragon Ball come si deve" o "nel prossimo film degli Avengers voglio Spiderman, Wolverine e un cammeo di He-Man and the Masters of Universe", roba che ipotizzi ma non vai oltre.  Non è facile (forse non è proprio possibile) articolare una cosa del genere in una storia. Cioè, può andare bene per un'immagine singola, per un what if. Ma sinceramente non vedo direzioni da far prendere a un arc in cui un'intera metropoli guadagna i poteri di un supereroe.
Spider Island si configura come un lungo battle royale tutti contro tutti di supereroi, supercattivi e supergentecomune per culminare in quello che io considero il finale più odioso (nonchè abitudine tra le più dure a morire in casa Marvel) che una storia di supereroi possa avere: il "cambiamo tutto per non cambiare niente".
Perchè alla fine della fiera non è che dopo questa saga ci sia un arricchimento del personaggio, un qualcosa di significativamente diverso...
Come fu per il già citato spin off ragnesco di vendicatori divisi in cui Spider Man finiva per diventare un enorme ragno, che diventava un bozzolo, che diventava un Peter Parker più forte capace di lanciare ragnatele direttamente dai polsi, ma poi dal nemico dopo le beccava uguale quindi più forte un par di palle.
E il fatto che la villain (di cui grazie a dio ho rimosso pure il nome) sia la stessa già ti fa nasare la puzza di merda a distanza.
I disegni di Ramos non li ho mai potuti godere troppo, che delle volte sembra che disegni il Tarzan della Disney.
Infine una considerazione.
Io vivo Spider Man come un supereroe solitario. Questa nuova politica di farlo bazzicare nei gruppi perchè Spider Man piace la trovo a tratti opinabile e a tratti proprio deleteria.
Ci sono abituato oramai che il Ragno sia culo e camicia coi Vendicatori (quali dei 500 gruppi di Vendicatori diversi?) però vivo lo stesso il personaggio come snaturalizzato.
Voglio dire: gran parte dei problemi che affliggevano Peter nelle storie classiche facevano capo ai macrotemi della solitudine e dell'incomprensione, problemi che appunto si sarebbero potuti risolvere tranquillamente se Spider Man fosse entrato in un gruppo, vanificando tanta riflessione, tanta poesia e tanti racconti che hanno fatto la storia del personaggio. Sarebbe come se nella storia di un naufragio, i naufraghi approdassero su un'isola deserta dove però c'è una nave nuova nuova pronta per ripartire: verrebbe vanificato il concetto di situazione problematica che l'ambiente "isola deserta" conferisce alla storia tramite la presenza di quella nave nuova nuova. Sarebbe come se Devil riacquistasse la vista...
Quindi vedermi Spider Man in questa torma urlante di personaggi coi suoi poteri, in una storia leggibile si, ma che non lascia il segno, mi ci ha fatto rimanere totalmente indifferente. Tanto che l'ho droppata a due numeri dalla fine e me la sono andata a leggere su Wikipedia.




Flashpoint è la mia prima storia di Flash e mi ci sono approcciato con curiosità, per rintracciare le radici del reboot DC. Ce le ho trovate solo parzialmente. Ma non è questo l'importante.
Non conosco Flash quindi non so bene dove questa storia affondi le sue radici, fatto sta che a un certo punto il Velocista Scarlatto si sveglia da una pennica in un mondo in cui qualcosa non va.
Gente che dovrebbe essere morta è viva e vegeta, continenti che dovrebbero essere vivi e vegeti sono sommersi (per colpa dell'inutile), Batman è mezzo rosso invece che giallo...
E Flash non ha più i poteri.
Nella nuova dimensione temporale tutto è diverso: Aquaman e Wonder Woman si stanno facendo guerra in Europa, nel senso che il primo ha sommerso Spagna e Francia e la seconda ha conquistato l'Inghilterra. E' l'apocalisse e il teatro in cui l'Altrimenti Inutile può dare sfogo alla distruttività del suo potere. No, non parlare coi pesci, l'altro.
Il Batman di questo universo schiaccia un po' tutti gli altri personaggi con la sua personalità titanica che emerge da ogni pagina. Ci sono i momenti divertenti, i momenti commoventi, i momenti avventurosi, i momenti tamarri.
Insomma c'è tutto il meglio che uno si aspetterebbe da una storia di supereroi.
E dei disegni che levati.
Talvolta le atmosfere della storia mi ricordano decisamente gli anni 90... soffermandomi su certe ambientazioni mi sono venute in mente cose come Gargoyles, Biker Mice, il cartone dell'Uomo Ragno che faceva su Solletico, e in generale quelle ambientazioni cupe, metropolitane, un po' Top Cow, un po'Image, nonsobenecomediremamisonovenuteinmenteecco.
Sono tutte associazioni mentali non totalmente giustificate, ma a me sono venute in mente quindi oh.
Ci avete fatto caso che da un po' di anni a questa parte nel mondo dei comics si riscontra questa tendenza degli sceneggiatori di scimmiottare lo stile dei telefilm che vanno di moda adesso? La battutina arguta per forza, il personaggio sagace con la personalità esuberante che dici "questo è un figo", le tematiche da storia d'amore romantico-pezzente (anche se il fumetto è di supereroi) etero o gay che sia...
Bè, qua non c'ho visto niente di tutto ciò.
E ho apprezzato da dio.
Sia chiaro, adoro i telefilm e le loro sceneggiature piene di battute taglienti e tutto, ma questa roba me la aspetto da un telefilm, mentre da un fumetto di supereroi non mi aspetto How I Met Your Mother in costume. E questa, nonostante il tema inflazionato dei viaggi nel tempo che alterano le cose, è una gran bella, VERA storia di supereroi come non ne leggevo da un bel po' di anni!
10 e lode!!!

venerdì 15 giugno 2012

自然




Dolce e meravigliosa, 
maestosamente bella come guardare un cielo primaverile 
leggermente screziato di nuvole bianche dal tetto 
di una casa di legno in mezzo a un bosco. 
Il tuo bacio come bere dall'acqua di una 
fonte di montagna, il cui sapore è quello 
del ritorno alla natura. 
I tuoi occhi guizzanti come la scintilla 
che accende il fuoco che rischiara la notte, 
rifugio sicuro al quale tornare quando 
si è immersi nelle tenebre incerte. 
Il tuo soffio vitale come il vento che mi scompiglia 
i capelli e mi scombussola l'anima, 
rendendola tutt'uno con la tua. 
Sei la magia della vita: 
quel qualcosa che dalla semplice esistenza 
cambia completamente l'orientamento al mio essere. 
Ora, al tuo fianco, Vivo...




giovedì 14 giugno 2012

Shadow of the Colossus 3: awsome as fuck

Il quinto colosso.


Colossi abbattuti: 5


Avevo detto che avrei parlato della storia? E invece no.
Perchè non c'è niente di nuovo sotto il sole, ma a ben pensarci non sono neanche a metà, e il gioco ha tutta l'aria di non essere così schietto, banale (a livello di dinamiche di gioco, naturalmente, non in quanto a tematiche) e minimal come appare.
Dopo aver abbattuto un colosso Wanda sviene e si risveglia sempre nel maestoso tempio da cui tutto è iniziato; a ogni risveglio c'è qualche piccolo particolare che cambia, ma in un ambiente così vasto e vuoto anche il minimo spostamento di polvere produce una eco mastodontica e quindi sembra proprio che quei piccoli dettagli siano pezzi di un puzzle che prima o poi devono iniziare a ricongiungersi.
In pratica il giocatore vive la sua esperienza nella continua tensione che prima o poi qualche piccola dinamica che volutamente ci hanno fatto percepire come ripetitiva, si incrini. E questo crea un senso di sorpresa mista a timore.
Ma per ora ancora niente di concreto.
In compenso ho abbattuto altri due colossi e BABBABIA.
Non sto a fare la telecronaca della guerra spadata per spadata, ma all'alba del quinto gigante posso confermare con tutti i crismi che le tattiche d'assalto dei singoli colossi sono DRAMMATICAMENTE DIVERSE L'UNA DALL'ALTRA. Che vuol dire che anche dopo aver eliminato cinque bestioni non ti puoi permettere di ritenerti un giocatore esperto, o quanto meno abituato alle dinamiche di gioco, perchè ogni nuova lotta presuppone un ricominciare da capo, un rimettersi in discussione.
Il quinto colosso però ve lo devo introdurre: è il cocorito nella foto.
Dice: "si mbè, ne ho fatti secchi quattro, che se la matematica nunn'è n'opinione so un figo, e mo me ne cucino un altro perchè me so abituato. Tanto se casco dal colosso casco petterra. E vaffanculo"
E il gioco ti sodomizza psicologicamente presentando Avion Avis Praeda (nome attribuitogli da Wikipedia, che io non ho fatto in tempo a chiedergli "come ti chiami"), un colosso volante, da affrontare in un lago.
...
..
.
Si, lo so, è troppo figo per essere vero.
E' troppo quello che ho sempre voluto in quella parte più recondita dei miei desideri che non ho mai osato nemmeno presentare al me stesso fuori dai confini del subconscio per paura di sbattere il grugno contro il muro dell'impossibilità da parte della vita concreta di realizzarli.
E invece vaffanculo, affronti un drago volante senza neanche avere la terra sotto i piedi, che è la cronaca di una morte annunciata, una battaglia persa in partenza e nonostante tutto ti lanci al galoppo verso sto lago con la felicità nel cuore perchè stai facendo la cosa più figa della tua vita di videogiocatore da quando hai catturato Mew su Pokèmon Blu.
Non mi soffermo su come ho tarpato le ali alla megarondine che fa primavera, bensì vorrei rendervi partecipi di qualche mio personalissimo stato d'animo.
Nella vita mi piace farmi colpire, stupire dai paesaggi.
Cerco una cosa del genere anche nei videogiochi e SOTC soddisfa questo mio desiderio di stupore di fronte a scorci e vedute emozionanti della natura selvaggia e incontaminata.
A questo proposito, fin da bambino ho sempre adorato la parola "ANCESTRALE".
Perchè dico questo?
Bè, perchè se mi chiedessero di definire SOTC in una sola parola, "ANCESTRALE" è quella che sceglierei.
Secondo la definizione da dizionario, l'aggettivo designa "qualcosa di tramandato dagli antenati", ma per me assume un senso diverso, più ampio e totalizzante.
"ANCESTRALE" (che, andiamo, già a livello di sonorità è una parola evocativa. Lasciatevela girare in bocca... vi sembrerà di penetrare le pieghe e i risvolti del tempo) si richiama ad una pubblicità che trovai da bambino su un numero di Topolino, che snobbai brutalmente (il numero di Topolino intendo), così impegnato com'ero a imprimere a fuoco nella mia memoria quella paginetta: "La Storia Ancestrale".
Era un'illustrazione favolosa che raffigurava un uomo seduto sulle radici sporgenti di un enorme albero, in un bosco, e di fianco a lui un essere antropomorfo dalla faccia di facocero, dotato di faretra; il tutto in toni tenui che richiamavano il colore di una antico grimorio o di una pergamena.
Più di dieci anni dopo ancora non so cosa pubblicizzasse quell'immagine: secondo internet potrebbe essere un gioco da tavolo, una raccolta di libri, una raccolta di fascicoli o un gioco di ruolo.
Probabilmente non lo saprò mai, ma quell'immagine ha forgiato una parte importante del mio modo di figurarmi certe cose, e ne parlo perchè da allora "ANCESTRALE"  per me significa un certo tipo di fantastico, una visione idillica della natura, compenetrata dalla magia, in armonia con l'uomo, qualcosa di completamente avulso dal concetto di tempo, quindi difficilmente collocabile.
Chi ha letto anche gli altri due pezzi su SOTC avrà capito che questa idea del termine  "ANCESTRALE"  rappresenta esattamente i cardini dell'estetica di questo capolavoro videoludico.
Il lago che fa da dimora al quinto colosso è un'ambientazione FANTASMAGORICA, come non ne avevo mai viste fuori dalla mia immaginazione.
Da una stretta gola si sbuca su uno stagno, circondato da alti picchi; di fronte a te le vestigia di un antico e maestoso palazzo semi-sommerso, che ti suscita quel fascino poetico degli imponenti resti di civiltà antiche di mondi fantastici che Tolkien con le Miniere di Moria...
Ci sono enormi portali, palizzate di ferro, torri e resti di colonne e guglie e pinnacoli e ampi corridoi che emergono qua e là dalla superficie dell'acqua. E tu per un attimo (ma anche più di un attimo) ti dimentichi di dover combattere contro un enorme volatile di pietra e ti fermi incantato a contemplare la Bellezza dell'ambientazione, e ti domandi, in un mondo così deserto e arido, chi mai si sia sobbarcato la fatica di costruire un castello così maestoso, del perchè lo abbia fatto, di come conduceva la vita chi lo ha abitato, o se magari sia deserto come condicio sine qua non. E ti domandi anche dei "chi" e dei "perchè" del tempio dell'inizio, una mastodontica torre di Babele visibile all'orizzonte da ogni location del mondo di gioco, come fosse un'eminenza grigia, sempre vicina, ma comunque impenetrabile.
Si capisce che amo questo gioco?
Il prossimo post sarà breve, così non mi maledirete oltremodo, e parlerà di pubblicità...

mercoledì 13 giugno 2012

Shadow of the Colossus 2: imparerai a odiare la telecamera

Il terzo colosso, mi ha fatto sudare sangue.

Colossi abbattuti: 3


Oggi parliamo in modo un po' più specifico di come atterrare queste montagne che camminano, e di quanto farlo sia epico.
Personalmente ho sempre avuto questa scimmia pesante per i boss di fine livello enormi. Anzi no, ENORMI.
Non so, ma mi piace vedere sullo schermo qualcosa dalla grandezza soverchiante che io devo piano piano demolire, tipo termiti di Tom e Jerry.
Motivo per cui mi piacciono cose come Metal Slug, Monster Hunter, Kingdom Hearts e simili.
Qui, dato che il fulcro del gioco sono i colossi, il concetto di meganemico è portato all'estremo.
Il momento in cui ci si trova di fronte al primo gigante del gioco lascia spiazzati, della serie "e mo che cazzo gli racconto?". Sembra quasi una cosa crudele, come se in un gioco normale, dopo cinque minuti di partita di cui tre di filmato si venisse scaraventati direttamente contro il boss finale.
Si è già detto che il nostro personaggio, Wanda (che in Giapponese si chiama Wanda e gli occidentali lo chiamano Wander ma Wanda è più bello. Ce non va letto Vanda ma Uanda) è armato di spadina, arco, mani e cavallo no?
E insomma, il nemico lo vedete.
Chiaro come il sole che l'arsenale in dotazione non vale un cazzo.
Il senso dell'intero gioco sta nel far valere qualcosa il nostro arsenale del cazzo, e qui ci vengono in aiuto le capacità atletiche di Wanda, sempre pronto ad arrampicarsi sui colossi e farsi sciusciare come una mosca tze tze.
Ogni colosso ha dei punti deboli.
Sta a noi trovarli e agire su quelli; come facciamo? Esattamente come abbiamo fatto per rintracciare la creatura, ovvero puntando la spada contro la pallida luce del sole e orientando il raggio riflesso finchè non ci rivelerà dove colpire. Molto spesso questi punti deboli si trovano a parecchi metri da terra, quindi dovremo aprirci una strada addosso al gigante, in modo da raggiungerli.
Diventerà essenziale studiare il comportamento del nemico e sfruttare a nostro vantaggio abitudini, movimenti e attacchi delle creature che ci troveremo ad affrontare di volta in volta.
Ogni colosso ha punti deboli diversi e diverse vie per raggiungerli, e questo ovviamente non può che giovare all'esperienza di gioco, scongiurando il pericolo ripetitività.
C'è quello che ha delle piante rampicanti su una caviglia, le quali possono essere sfruttate da scala, ce n'è un altro che bisogna farlo accasciare, sennò non ce la farai mai a prendere la corriera!
Ma c'è da contare che durante i nostri tentativi di scalata (che già scalare le cose ferme non è facilissimo), il colosso non se ne starà fermo a guardare: nella migliore delle ipotesi continuerà a muoversi per cazzi suoi, a meno che non gli diamo fastidio o non lo colpiamo, perchè allora comincerà a dimenarsi con l'intenzione di schiacciarci o farci cadere.
E qui imparerete ad odiare la telecamera, che si auto-posiziona con dei focus che se fosse una persona umana la prenderesti a pugni, e ti rendono difficili momenti in cui dovresti saltare da un braccio in movimento a una gamba in movimento.
Abbiamo un limite di tempo entro il quale Wanda si stanca di stare appeso e quindi cade: questo è un bel problema, e ci spingerà a calibrare bene i movimenti una volta sul colosso invogliandoci a compiere azioni celeri.
Alle volte invece sarà necessario interagire con l'ambiente circostante, come nel caso del colosso dell'immagine (che tra l'altro una voce dal cielo sostiene che "la sua armatura sembra leggera", che capisci che vorrebbe essere un indizio ma non capisci per fare cosa e poi sinceramente non ti sembra tanto leggera quella cazzo di armatura, che ha un pezzo della torre di un castello incastonato nel braccio) per riuscire ad aprirci la via della vittoria!
In definitiva l'approccio alla caccia dei giganti non è di tipo action "mi-lancio-contro-la-montagna-premendo-a-ripetizione-il-tasto-attacco-per-diversi-minuti-finchè-non-crolla", bensì è più improntato alla tattica e alla strategia. Come nelle battaglie di samurai, non ci si lancia all'attacco a cazzo di cane: si può stare anche dieci minuti fermi a studiarsi ma l'attacco risolutivo deve essere uno solo e bello mirato.
Come per Monster Hunter quindi, ci vuole pazienza: è con quella che si vince, non con una raffica di bottoncini pigiati.
Entro la prossima parte della recensione conto di aver sviscerato abbastanza storia da poter parlare di qualche interessante sviluppo.
Alla prossima^^