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domenica 13 maggio 2012

E-Reading parte1: MANGA

Giochino per gli otaku, vedete quante cose riconoscete


Qualcuno dia uno scossone alla GP Publishing, che pubblica gli scarti di Jump a 6 euro a numero.
Prendo questo come emblema di una situazione oramai insostenibile dell’industria del manga in Italia.
Da un po’ di mesi a questa parte infatti le case editrici operano rincari sui manga a botte che partono da trenta centesimi a due euro alla volta e tu che di manga ne hai sempre comprati un sacco cominci a droppare serie selvaggiamente.
Tra ristampe e perfect edition, con gli anni hai accettato di farti ciullare anche 5-6 euro alla volta, ma poi pensi che 6 euro sono 12000 lire e ti ricordi che da piccolo con 12000 lire ci mangiavi.
Crescendo capisci che forse quei prezzi sono giustificati da una veste editoriale di un certo tipo e cominci a fare tua l’idea che magari due pagine a colori ogni tanto e una sovracopertina giustifichino aumenti di uno o due euro.
Hai comunque qualche perplessità quando vedi che il fumetto di Spiderman fino a poco tempo fa costava 2,50 ed era più grande di dimensioni, con carta patinata e tutto a colori.
Poi un giorno ti compri il Kindle.
E finisce così il momento d’oro in cui le case editrici ti potevano trombare con la storia dei costi di legatoria.
Aspetti che qualcuno si decida a vendere gli e-manga e uno spiraglio lo vedi dalla Panini, proprio la Panini che coi manga spesso ci ha abituato a merdose edizioni a cronometro, che si spaginavano in 3, 2, 1…
Tra te e te pensi che la Panini ha fatto un’ottima mossa, buttandosi sull’e-manga perché il suo parco testate è obiettivamente stellare, ma sono le edizioni il loro unico problema; non ti aspetti i comics americani per via del colore, ma i manga non vedi l’ora di leggerli. Pensi anche che non avranno più il problema tirature, quindi anche la piaga dei collezionisti e delle ristampe che da 3,50 lievitano a 5,50 per il cazzo è al tramonto.
INVECE.
La piattaforma di Panini per gli e-comics funziona solo su tablet Apple o su pc, ma solo se sei collegato a internet (che vuol dire che se ti compri un fumetto e lo scarichi legalmente sul tuo pc non lo puoi leggere se non hai una connessione. Che vuol dire che se vai in fumetteria e ti compri legalmente un fumetto te lo puoi anche portare a casa, ma lo puoi leggere solo in fumetteria).
E come se non bastasse ci sono diversi fumetti americani (non Marvel) alcuni italiani (non Ratman) e niente manga.
Della gente ha anche applaudito all’iniziativa perché è un primo tentativo di apertura di questo mercato in Italia. Io resto dell’idea che una cosa se la fai la fai bene; se la devi fare male fatti una pugnetta e una sana vagonata di cazzi tuoi.
Allora ti fai giustizia da solo.
E siccome da sempre vuoi leggere Hunter x Hunter e ne hai anche alcuni numeri, ma non riesci a recuperarli tutti perché un manga che costa 3,50-3,90 se non lo compri la settimana di uscita lo ritrovi il mese dopo che costa 5,50, ti sei scaricato tutte le scan faticando come se ti fossi andato a prendere tutti e trenta i volumi a Tokyo e te li fossi riportati a casa sulle spalle, tornando a piedi.
Ne hai fatto dei pdf e ora te li leggi su Kindle, che li vedi un po’ piccoli ma intanto sei contento.
Nel frattempo la Star Comics dall’anno scorso le nuove proposte tra gli shonen economici le ha alzate da 3,90 a 4,20 senza un perché, dato che non ci sono né pagine a colori né sovracopertine, né gadget.
La GP Publishing invece come ho detto in apertura, ha cominciato zitta zitta coi manga da 3,90 e mo si ritrova un parco testate di manga generalmente mediocri, chiusi prematuramente, droppati in Giappone, miniserie tratte da videogiochi, Sailor Moon e Billy Bat, 90% dei quali a 5,90.
ORA.
Panini comics prende per il culo quando spaccia il primo manga di Tite Kubo come un capolavoro, perché chi è informato sa che l’editore giapponese glie l’ha soppresso perché faceva schifo. Ma se non altro te lo mette a 3,90. La GP ha pure la faccia come il culo di farteli pagare a peso d’oro.
Le motivazioni di queste politiche editoriali che puntano al continuo rialzo dei prezzi a mio parere sono due:
Il collezionismo e la scusa delle edizioni.


COLLEZIONISMO


Quando sono andato in Giappone ho visto i manga trattati alla stessa stregua dei libri, venduti nelle librerie di varia e presenti nelle top ten dei best sellers del mese, in cui magari vedevi One Piece e un libro sui proverbi latini entrati a far parte dell’uso comune della lingua giapponese.
In una libreria di Nara (che è stata la capitale dal 710 al 794 d.C. e da un po’ di anni non è altro che una cittadina di provincia del tutto –bellissima ma- ordinaria) ho trovato il primo numero di Dragon Ball e l’ho trovato senza nemmeno faticare tanto. Perché in Giappone non esiste il problema dei buchi nelle collezioni se vuoi recuperare un manga, dato che ristampano a ciclo continuo i numeri che vanno esauriti. E se ci pensate ha senso che sia così, perché se applichiamo lo stesso discorso all’editoria del libro, oggi la Divina Commedia non dovrebbe avercela nessuno, visto che è un classicone che piace un po’ a tutti.
In Giappone a dire la verità non c’è nemmeno il concetto di “COLLEZIONE” perché la prassi nel caso del Jump o del fumettone antologico è la nostra stessa del quotidiano, ovvero compra, leggi e butta/lascia sul treno, mentre per il tankobon è compra-leggi-rivendi al negozio dell’usato. Questa usanza deriva dall’esigenza pratica di spazi, che in Giappone mancano, e quindi la gente non si può permettere tanto alla leggera di tenersi in casa 60 e rotti volumi di One Piece.
Infine le ristampe giapponesi vengono vendute esattamente allo stesso prezzo delle altre uscite, non a prezzi maggiorati. Anche perché a ben pensarci agli occhi del collezionista l’originale vale di più del prezzo corrente e la ristampa dovrebbe valere meno, quindi non ha senso alzarne il prezzo, anzi, al contrario andrebbe venduta a meno del prezzo dell’originale. Solo che da noi le case editrici si danno al furto legalizzato e pur strizzando l’occhio al collezionista prendono per la gola i poveri cristi che magari vorrebbero solo leggersi la loro storia e non possono fare altro che pagare cifre esorbitanti perché non hanno altri modi per leggerla. E se ci si pensa i prezzi dei manga sono già così alti che tra poco rasenteranno quelli dei libri; con la differenza che i libri generalmente non sono in serie.. almeno non in serie di 50-60 numeri.
Ah, la sapete una cosa?
Le tirature dei titoli di punta della Panini Comics sono bassissime. Uno si chiede, perché?
Uno gli risponde che altrimenti come fanno a fare tre/quattro ristampe di Naruto contemporaneamente ognuna a un prezzo diverso e legittimarle tutte e tre/quattro? Ma ovviamente facendo in modo che la prima stampa si esaurisca presto. E quindi il giochetto di ridurre le tirature iniziali riesce perché nessuno obbliga le case editrici a rendere conto al pubblico della tiratura delle edizioni.


EDIZIONI


E’ ora di finirla di prendere per il culo anche con sta storia delle edizioni.
E’ un discorso che non teneva e oggi a maggior ragione non tiene più.
Due cazzo di pagine a colori in croce non possono legittimare un aumento di prezzo di 30 centesimi, costo medio di due fotocopie a colori formato A4. Come non può legittimarlo una sovracopertina, che a conti fatti è solo una striscetta di carta in più.
Bastano pochi esempi per rendersi conto che qualcuno ci sta prendendo in giro:
I comics americani costano meno dei manga pur avendo dimensioni maggiori, carta migliore e tutto colore. Quindi io non ci credo che due schizzi di colore su una pagina ti giustifichino a far lievitare il prezzo del manga.
Dragon Ball Perfect Edition costava 4 euro a volume, i volumi erano più grandi di un manga normale e veramente pieni di pagine a colori; hanno detto che con Dragon Ball tutto è più facile perché vende di più, ma se sta storia non la ripetono con altri manga finisce che non vendono per niente.
A maggior ragione in un’epoca storica in cui l’e-reading si sta affermando sempre di più, e che con buona pace dei feticisti della cellulosa (me compreso) comporta migliorie in termini di economia dello spazio (meno libri-fumetti in giro per casa. Che non so voi ma a me i libri mi cacciano fuori per quanti sono) migliorie in termini di economia di peso (metti un lungo viaggio con la possibilità di portarti abbastanza libri e fumetti su un affare che pesa meno di un cellulare) migliorie in termini di economia del portafoglio.
E queste ultime migliorie meritano di essere analizzate fuori da una parentesi.
Se si afferma l’e-reading, alle case editrici viene meno uno dei modi per spillarci più soldi, ovvero la maschera del pregio delle edizioni. Non esisteranno più stampre, ristampe, perfect edition e cazzi vari, ci saranno solo FUMETTI e costeranno solo IL GIUSTO.
Ma ovviamente come per la battaglia petrolio/energie pulite finchè le aziende interessate avranno interessi contrari, l’e-reading non si affermerà mai come si deve nel mondo del fumetto.
Nel frattempo, siccome a bastardo bastardo e mezzo, se loro sono ladri un piccolo furtarello me lo permetto io, e dopo anni di onorato compraggio ho deciso di darci un taglio all’acquisto di manga e fare lo SCIOPERO DEL LETTORE.
Completerò le serie in corso, alcune le dropperò e le nuove proposte non le degnerò nemmeno di uno sguardo. Se qualcosa mi interessa vado di scan. E se mi interessa veramente me la compro in giapponese.
Ora il momento di farsi da soli la giustizia del lettore, di quello che per anni vi ha devoluto altro che otto per mille.
Ora studio, e poi al Kindle, a leggere Hunter x Hunter!!!



lunedì 7 maggio 2012

New Boy

C'era già un film, se ne sentiva bisogno della copia americana?



Stavolta la pietra dello scandalo è QUESTA.
La notizia del remake americano di Old Boy, film coreano tratto a sua volta da un manga giapponese.
Non sono uno di quei bastiancontrari contrari ai remake americani per partito preso -che poi nella stragrande maggioranza dei casi facciano comunque cagare è un altro discorso- e nemmeno sono razzista, però tendo a diventarlo quando scopro, per esempio, che Hollywood sta lavorando a un film sui 47 ronin dove il protagonista è Keanu Reeves, che fino a prova contraria è un occidentale e porca puttana IL FATTO DI RENDERE PERFINO I SAMURAI CON ATTORI OCCIDENTALI FA GIRARE LE MADONNE.
Ma torniamo calmi, per quanto possibile.
Non sono arrabbiato per il fatto che Spike Lee faccia il film americano di Old Boy, anzi, dicono sia pure un bravo regista.
E' questa frase a farmi girare le palle come le orecchie del coniglietto del Nesquik:


Rispetto molto il suo film e anche se faremo un film un po’ diverso: una versione più Hollywoodiana di esso, comunque sia sarà una versione diversa nel rispetto della storia iniziale originale.


Perchè, PERCHE' dovete fare un cazzo di film un po' diverso? Perchè i cazzo di americani quando traggono i film dalle cose devono sempre fare qualcosa di leggermente diverso? Perchè semplicemente non si fanno i cazzi loro invece di stuprare le idee degli altri?
Questa prassi insegna che un povero stronzo si fa venire un'idea geniale no? E sulle spalle del povero stronzo e della sua idea geniale campano decine di persone:
-i figli di puttana della casa editrice
-i figli di puttana degli editor
-i figli di puttana che (in giappone) fanno l'anime
-i figli di puttana che fanno il film
-i figli di puttana che (spesso) fanno il videogioco
-i figli di puttana che fanno i gadget
-i figli di puttana che fanno il remake del film. Diverso lo fanno. Figli di puttana.
Non so a voi, cari amici, ma a me questo regime non piace, anzi se non si fosse capito mi fa proprio schifo.
Se un'idea geniale ha successo, è giusto e fa piacere che ne vogliano trarre un film, ma non ci vuole un Tony Stark per capire che se stravolgi un'idea di successo la suddetta non è più di successo ma si tramuta in mezzacazzata quindi seriamente, PERCHE' CAMBIARE IDEE DI SUCCESSO SE SONO DI SUCCESSO COSI' COME SONO?
Perchè questo merdoso desiderio di stravolgere idee di altre persone per il puro gusto di dire "hey amici, sono passato di qua!"?
Che poi che cazzo vuol dire che sarà una versione diversa nel rispetto della storia originale? Non è un fottutissimo controsenso? Stravolgere una storia originale in sè è un atto irrispettoso verso quella storia, quindi perchè sto tizio non la smette di grugnire puttanate e torna a fare le sue commedie amorose all'americana che fanno talmente schifo che se le vediamo in Italia arrivano direttamente in home video nei peggiori Blockbuster di Caracas?
Cazzo.


Ps: Ma anche voi autori giapponesi di un manga giapponese... senza rancore, ma proprio non lo potevate fare in giappone un film del vostro manga? Voglio dire, che vi manca? Avete un cinema della madonna, dei registi della madonna, degli attori belli da vedere... era proprio necessario farvi fare il film dai coreani? Cioè, loro hanno il loro k pop e non lo fanno fare, chessò, dai taiwanesi... dai su! E fate un po' gli autarchici che la vostra economia apprezza u.u

Pps: E sti cazzo di americani hanno rotto i coglioni a copiare le cose a destra e a sinistra. Se non altro apprezzo che questa volta abbiano fatto tutto nella leglità, ma come la mettiamo con Hunger Games? Che non ho nè letto il libro nè visto il film perchè mi fa venire i pruriti, ma leggerò il libro e guarderò il film solo per essere legittimato a dirne la peggio merda. Perchè HG è una copia spudoratamente palese del (e lo dico anche senza aver visto HG) migliore Battle Royale. Lo dico senza conoscere HG perchè penso che BR vada apprezzato anche solo per l'ORIGINALITA', connotato che al primo manca completamente, e si capisce dal trailer.
Cose come questa, come il fumetto del figlio di Jean Simmons dei Kiss copiato da Bleach e altri manga, come i vari western copiati da Kurosawa (che devo ancora capire se fossero autorizzati o no dai giapponesi) Ninja vs Aliens che diventa Cowboys vs Aliens e potrei andare avanti all'infinito; ebbene, cose come queste, vi sembrano LEGALI? a me no.

sabato 5 maggio 2012

Suit Up!

Ovvero di come sia delicata la questione dei costumi cinematografici dei supereroi.


Prendiamo il discorso alla lontana: chi legge avrà quasi sicuramente visto almeno una puntata di Dragon Ball in vita sua, ok?
Ebbene, vi siete mai chiesti come possa risultare figo un personaggio come Goku, nella sua tuta arancione e blu, con i pantaloni quasi ascellari e dei capelli dichiaratamente contro la forza di gravità (i Tokio Hotel non hanno inventato niente...), o come Vegeta, tappo e con una stempiatura che fa provincia, stretto nella sua tutina aderente di colore blu che manco un glam metaller?
Io me lo sono chiesto, e sinceramente sono arrivato ad una risposta che trovo esauriente solo per metà.
Ma aggiungiamo un altro dettaglio: avete mai visto un cosplay davvero soddisfacente di un guerriero Saiyan?
Io no.
E questo in parte risponde alla mia domanda: Goku, Vegeta e gli altri combattenti di Dragon Ball risultano fighi all'interno dell'anime e del manga, per una questione di patto narrativo, soprattutto visuale, ma trasporre nella realtà personaggi come loro mantenendone intatta la fighitudine non è possibile.
Lo dimostrano film fallimentari e cosplay fallimentari.
Ma come ho detto prima la risposta "è impossibile" non mi soddisfa totalmente, e a tal proposito mi sposto a parlare dei supereroi americani.
Sono reduce dalla seconda visione di The Avengers, Il Cinefumetto per eccellenza, del quale non farò una recensione e perchè è troppo mainstream recensirlo, e perchè ci sono talmente tanti dettagli di cui parlare che lo recensirò minuto per minuto quando comprerò il blu ray.
In The Avengers sono riusciti a rendere dei supereroi in carne e ossa (e ferro) in modo magistrale, perchè hanno mantenuto tutto il carisma e tutta la potenza visiva di ogni singolo personaggio.
Pensateci: se vedeste per la strada un tizio vestito tutto in azzurro con la bandiera americana addosso, immagino che vi verrebbe da ridere (ed in effetti qualche frecciatina nel film glie la fanno) eppure visto sullo schermo, con la faccia di Chris Evans e calato in un contesto che poterbbe essere verosimilmente la nostra realtà, quel supereroe è un figo.
Per Superman (un tizio con le mutande sopra la calzamaglia, un enorme mantello e i colori della matita della tua maestra delle elementari) Spider Man, Wolverine, Batman e tutti gli altri il discorso è assolutamente analogo.
Trasporre un supereroe in un film live action è sempre un'operazione rischiosa visivamente parlando, proprio perchè si è sempre in bilico tra il figo e il pacchiano e bisogna cercare di rimanere più sulla prima sponda che sulla seconda. C'è un grande lavoro dietro al rendere verosimile e coinvolgente un tipo che combatte gli alieni e i criminali vestito come fosse carnevale.
Mentre The Avengers è un esempio PERFETTO di operazione riuscita, purtroppo a giudicare dai trailer, il nuovo capitolo ribottato dell'Uomo Ragno pare al contrario un fallimento da manuale.
Il nuovo costume di Spidey sembra fatto di copertoni di bicicletta, ha una ripartizione ignobile dei rossi e dei blu, i guanti non si possono guardare e gli occhi sono piccoli e con una trama a rete.
La prima cosa che pensai del reboot dell'Uomo Ragno fu: "ok che il terzo film era un po' sotto tono, ma se ne sentiva veramente il bisogno di un nuovo film, e per di più ricominciato da zero?".
Ora penso che i primi film di Spider Man fossero belli, e che il costume fosse una bomba... non per qualche motivo in particolare, ma piuttosto perchè era UGUALE alla controparte fumettistica. Che voglio dire, se sono sessant'anni che le storie vanno avanti ci sarà un motivo, vorrà dire che ha successo quell'outfit.
Tutto questo post per dire:
Ma se avete alle spalle anni di storie (e leggendole si capisce che i cambi di costume durano poco perchè ai lettori stanno sul cazzo, dato che evidentemente i costumi originali PIACCIONO DI PIU') e personaggi ben codificati, oh costumisti e concept artist dei cinefumetti, MA CHE CAZZO DI DIRITTI PENSATE DI AVERE QUANDO ESERCITATE QUESTE VOSTRE IGNOBILI QUANTO INUTILI VELLEITA' DI MODIFICARE COSTUMI PLURICOLLAUDATI DA MEZZO SECOLO SOLO PER DIRE "GUARDATEMI CI HO MESSO LO ZAMPINO, ANCHE IO SONO PASSATO DI QUA"???





giovedì 12 aprile 2012

Sensazioni Bellissime

"è una sensazione bellissima"

È un momento della mia vita che rifletto di continuo sulla solitudine.
Nel frattempo mi sono accadute delle cose belle e degne di nota, e c’era l’idea di scriverci qualcosa sopra, ma non sapevo bene come impostare il pezzo…
Ho pensato a qualcosa di commemorativo per il terremoto dell’Aquila, che sono già 3 anni, ma di quello forse parlerò poi.
Ho pensato a mettere gli eventi sotto forma di storia, ma ho scartato l’idea perché qualcosa della concretezza e della realtà del tutto si sarebbe perso per la via.
E quindi fondamentalmente ho deciso di partire dalle mie riflessioni personali su come conduco la vita.
Che nell’ultimo periodo consistono fondamentalmente nell’assunto che mi converrebbe abituarmi a stare solo per via della vita on the road che conduco.
Tutta una serie di pensieri depressivi e sconsolati che non mi capitava di pensare da anni e che mi trovo stupito persino io a concepire.
L’idea è che essendo sempre in viaggio, le mie relazioni interpersonali risentano della mia continua assenza, e che quindi pur essendo circondato da mille persone di mille tipi diversi, avere degli amici è difficile, perché io passando e andando via sono nient’altro che una parentesi nelle vite degli altri, che si apre e si chiude per una settimana, un mese, mai di più.
E la mia mente sta formulando tesi del genere con un’energia piuttosto fuori del comune.
La razionalità ovviamente, mentre costruisco castelli del genere, è altrove. E da quell’altrove mi suggerisce che sto costruendo pile di merda più che castelli; e lo fa riportandomi alla mente episodi, cose e persone che smontano alla base questa mia teoria.
Parecchi stralci di vita sono di Venezia, i ricordi di due persone molto importanti sono a Piacenza, ma quello di cui parlo ora è a Bussi.
La pasquetta come l’ho passata con quei ragazzi è stata una cosa meravigliosa.
Ricevere il messaggio in cui ti domandano se sei della partita mentre stai pulendo casa a Venezia, come se si congiungessero due pianeti agli estremi di una galassia, sapere che sei nella loro mente come loro sono nella tua.
Arrivare a Bussi e farsi trascinare dalle onde dell’entusiasmo dei ragazzi per andare a fare la spesa della scampagnata.
L’organizzazione problematica e gli immancabili disguidi.
Insomma ti senti parte di un tutto, ti sembra di non essertene mai andato, in fin dei conti.
 E poi c’è quel momento, in cui in quattro pisciamo dal terrazzo panoramico di una casa terremotata, giù in strada, con a destra le montagne innevate, a sinistra il paese che discende la collina e tutto intorno a noi la pioggia.
“è una sensazione bellissima” se ne esce uno, e un coro di risate attraversa la notte.
E poi ancora, ridere di me che mi addormento ubriaco abbracciando un secchio nella vana attesa di vomitare, sparare cazzate davanti al fuoco, in una casa senza acqua né luce né gas.
E avevano ragione: è proprio una sensazione bellissima.
È una sensazione bellissima, per me che se mi chiedono da dove vengo è un problema rispondere, sentirsi a casa, a contatto con le proprie radici, pur sapendo che di lì a due giorni dovrai ripartire per un’altra casa, e due giorni dopo per un’altra ancora.
È una sensazione fottutamente bellissima scoprire che nonostante io sia negato a mantenermi in contatto con le persone lontane, loro mi pensino sempre e siano sempre contente di vedermi.
È una sensazione bellissima, portare nella mente la compagnia di qualcuno che è fisicamente lontano, sotto forma di ricordi.
Eppure come mai non riesco a fare a meno di pensare che devo imparare a stare completamente da solo senza mai affidarmi agli altri?

venerdì 23 marzo 2012

Sulla poesia

Zen: rendere la complessità del tutto nell'estrema semplicità di un cerchio

Prima di presentare questo pezzo che scrissi tempo fa, mi par doveroso allegare qualche precisazione.
1) Ho scritto di getto queste righe mentre stavo studiando il Foscolo per un esame all'università e, sì, in caso ve lo stiate domandando, io studio lingue orientali. E, no, in caso ve lo stiate domandando, non lo so neanche io perchè mi tocchi studiare Foscolo se voglio laurearmi in lingua giapponese. Di qui la ferocia della mia invettiva.
2) Io stesso rileggendo ho notato la presenza di alcune inesattezze, che potrebbero venir notate da altri occhi clinici. Me ne frego, e pubblico lo stesso tutto quanto perchè sempre rileggendo, il pezzo mantiene secondo me la forza tagliente con cui è stato scritto, e quindi mi piace.
3) Nelle etichette trovate la voce Sesi Che Si Imbroscìnano. ora... non sono veramente sicuro che si dica da qualche parte, ma all'interno di una cerchia di amici miei l'espressione designa fondamentalmente chi se la tira. In ispecial modo, chi se la tira senza avere gli elementi per poterlo fare. Quindi fondamentalmente un coglione che starnazza come se fosse il grande saggio della situazione. Quindi fondamentalmente in questo caso Foscolo.
E ora possiamo cominciare^^

Nella vita c'è una cosa che non capisco.
Gli uomini di lettere occidentali oltre a scrivere le loro opere, sembra che abbiano sempre avuto questa particolare esigenza di incasellarle, e sull'argomento hanno scritto altre opere. Si sono scannati sulle distinzioni tra poesia, lirica, epica, elegia, sonetti, odi, romanzi e via discorrendo, e ogni poeta pretendeva nel suo piccolo mondo mentale di essere la risposta definitiva alla Domanda (quale domanda poi?) immaginando di portare un’epocale rivoluzione nel mondo della letteratura, e negando con forza come sbagliati o parziali tutti i precedenti esistenti.
Foscolo ad esempio è considerato tra i più grandi letterati italiani.
Sentirlo dissertare con toni accesi su cosa sia la poesia vera e su quanto sbagli tutto il resto del mondo a pensare che un sonetto d’amore rientri nella suddetta, con argomentazioni inquietantemente simili a quelle dei bimbiminchia che sulla rete si scannano sui generi del rock lo trovo decisamente imbarazzante.
Su tanti livelli.
Come studente, come cervello pensante, come amante della poesia, come Italiano.
Approcciandomi alla cultura occidentale e al modo in cui nei secoli è stata gestita, mi rendo sempre di più conto del senso vero e proprio delle parole di LaoZi  riguardo all’essere antiaccademici e “gettare via la sapienza”.
La filosofia, in particolare quella aristotelica, ha fatto un sacco di danni alla cultura occidentale, perché è degenerata in una forma di auctoritas affine per tanti (troppi) tratti alla religione: in pratica si è tradotta in una morsa per le coscienze, in un giogo per le menti. Invece di porsi come stimolo al pensiero si è posta come limitazione, castrazione dell’attività cognitiva. E quindi ci si è persi per secoli a farsi le pippe mentali su cosa fosse il teatro classico secondo aristotele, mentre in una remota isola a nord shakespeare inventava il teatro per come lo conosciamo oggi.
La filosofia di Aristotele tiene connaturato in sé il germe di un errore epocale che purtroppo si è sviluppato nel tempo: questa mania ossessiva di classificare e incasellare designa un tentativo, goffo, controproducente, idiota e pericoloso, di innalzare l’uomo un gradino al di sopra della Natura. Lo sguardo di un filosofo che cerca di disporre secondo i suoi parametri la natura e che cerca di riordinare i suoi schemi da un punto di vista prettamente personale (e quindi umano) è uno sguardo dall’alto in basso, che a un uomo non è permesso nei confronti della Natura.
Il grande merito del pensiero orientale è l’aver capito che l’uomo è parte della Natura, non suo demiurgo ideologico.
Pertanto un poeta giapponese non si chiede cos’è la poesia, e non scrive libri sull’argomento.
La fa e basta.
E corta. Senza inutili ampollosità e ridondanze barocche. Tre versi.
Credo che la bravura di un letterato stia anche in questo: di rendere la complessità dell’universo così, con poche parole, ma di un’incisività tale da creare un paesaggio mentale quanto mai nitido in chi legge.
Se l’uomo è capace di fare la poesia non c’è bisogno di chiedersi cosa sia e perché la fa.
Bisogna prenderla così, come viene, e apprezzare il momento di BELLEZZA che questa porta nelle nostre vite.
La poesia è una delle tante (e delle più belle) espressioni della Natura, proprio come un filo d’erba, una nuvola, dei sassi levigati dall’acqua.
“la poesia ha come seme il cuore dell’uomo e si espande in mille foglie di parole”.